
Salva articolodi Carmela Pantano
Angelo Vassallo sarebbe potuto essere uno dei tanti sindaci d’Italia di un piccolo centro campano, una delle tante vittime della criminalità. La sua vicenda, invece, grazie ai libri, ai giornali, al cinema, al teatro, è diventata storia, da conoscere, diffondere, raccontare. Monito, esempio, conoscenza.
“Il sindaco Pescatore”, andato in scena al teatro Domenico Popolo di Montalbano di Dario Vassallo ed Edoardo Erba, con la regia di Enrico Maria Lamanna, è stato una ricostruzione fedele, magistrale ed emozionate di quanto accaduto al primo cittadino di Pollica.
Ettore Bassi dialoga con il suo assassino e, nel fare questo, racconta la sua vita e la sua esperienza politica, tutto ciò che fece, quotidianamente, nel corso degli anni di mandato, in prima persona, mettendoci le mani fino in fondo, anche quando nessuno ci credeva, anche quando era completamente solo. Ad accompagnare il monologo dell’attore, una decina di ragazzi di Montalbano, molto bravi, non semplici comparse ma parte integrante del racconto che, in tal modo, è sembrato ancora più vivo ed attuale, quasi fuori dal tempo della narrazione.
La vicenda di Vassallo non si chiarì mai del tutto. Il processo è ancora in corso, si scoprì una connivenza tra criminalità e forze dell’ordine, si parlò di delitto ambientale, di traffico di droga.
Quando finisce il teatro, quando il sipario si chiude, quando l’ultima parola viene pronunciata, aleggia sempre qualcosa. È la bellezza del teatro. Anche per questo qualsiasi intromissione, parola detta in più, gesto superfluo mi provoca parecchio fastidio. È un distogliere l’attenzione da ciò che resta. Dallo spettacolo di Ettore Bassi rimane l’idea che ciascuno può cambiare le cose, quotidianamente, anche ciò che viene ritenuto impossibile da fare e da modificare. Rimane, però, anche la certezza che, chi sceglie consapevolmente di fare ciò, sarà sempre solo.













