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Cocci di vetro

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di Carmela Pantano

In due anni esatti di attività della cabina della lettura abbiamo registrato e messo in circolazione 400 libri. Ne abbiamo altrettanti, forse di più, da distribuire. In un paese in cui, dicono, nessuno legge, in un mondo in cui, dicono, nessuno legge, non è male. I libri tornato, dopo giorni, settimane, mesi vengono riconsegnati. Non sappiamo quasi mai chi li prende, chi li porta. È la meravigliosa bellezza di questo sistema.
Non amo dare un ordine ai libri. Vivono lì, sparsi, in una libreria, impilati, su uno scaffale, sul comodino, dove c’è spazio. Le parole non si possono imbrigliare, tanto meno le storie. Amo inserire nelle menti dei miei piccoli alunni non la passione per la lettura, quella non si insegna, ma la curiosità per le storie. Dove porta questa storia? Cosa succederà? Cosa capiterà a quel personaggio? Cosicché le storie diventano vive.  A piccoli passi, lasciando i puntini di sospensione, entra nel cervello il pensiero di scoprire come tutto andrà a finire. Ed il gioco è fatto, il seme è piantato.
La cabina della lettura nasce per essere un seme di speranza.  I libri sono questo, speranza, conoscenza, comprensione. Serbatoio di parole da usare quando serve. Da quel seme si propagano le radici: abbiamo abbellito un angolo di paese, siamo pronti ad installare un’altra postazione in vicolo Placido Fiore; i fiori, la panchina, la manutenzione, un controllo quotidiano; “Liber Libri” con la presentazione di autori è una conseguenza di quella cabina. Ci abbiamo messo tempo, lavoro e denaro. Senza barriere mentali, preconcetti, senza guardare chi amministra, chi è contro, chi è a favore. Perché quando una cosa si vuole fare si fa, in barba a quello che si dice, si deve, si usa.
La rottura della cabina è stata una nostra sconfitta? No. Sistemeremo tutto e l’iniziativa continuerà. È stata una sconfitta di civiltà. La denuncia è stata un atto naturale e dovuto.  Qualsiasi cosa pubblica deve essere trattata con la stessa cura e rispetto del divano di casa nostra. Non ha meno valore perché non è di nostra proprietà, ha maggior valore per lo stesso motivo.
Non sono stati dei giovani, come si è detto, non sono stati gli Argentini nella sera dei festeggiamenti per la semifinale dei Mondiali, come si è detto. Gli stranieri ed i giovani sono un mondo da scoprire, ogni giorno, gli altri concetti e preconcetti, chiusure mentali ed etichette le lasciamo a Vannacci. Sono gli esseri invisibili quelli che mi fanno paura, che ci sono senza esserci, che stanno in silenzio perché è più comodo, che non si capisce cosa pensano e per chi votano.
Adesso faccio una delle cose che mi piace di più fare, vi racconto una storia. In una calda e assolata giornata di luglio, alle ore 11.30 del mattino, una panda 4×4 bianca va a sbattere, mentre fa manovra, con la parte posteriore dell’auto, fiancata destra, contro una cabina, riducendo il vetro in mille pezzi. I passeggeri, un uomo ed una donna, non giovani, si accorgono di quanto successo, tanto che la donna, possiamo dire la moglie, scende dall’auto per controllare. Risale in macchina e vanno via. Sono le 11.30, dicevamo, nessuno vede nulla, nessuno si accorge di nulla. I carabinieri non troveranno nessuno in grado di raccontare quanto successo. I responsabili della cabina, nelle tre ore successive, non ricevono alcuna telefonata, da nessun essere vivente che passa da lì in auto o a piedi, essendo il tutto visibile da entrambi i lati della cabina, per informarli di quanto accaduto.  Le telecamere non hanno ripreso nulla, perché il loro focus è l’ala dell’angelo del monumento.
E’ una storia vera o prodotto della fantasia? E’ questo il bello delle storie….portano ovunque.
Non mi piacciono molto i gialli. Non ho la pazienza di aspettare fino alla fine per sapere chi è l’assassino. Mi piace molto, però, la costruzione silenziosa e conseguenziale dei fatti, dei dettagli, delle voci, delle facce. Ed alla fine di questo racconto i cocci di vetro sono solo frammenti di luce.  Tagliano. Brillano.